Il mercato cresce, ma crescono anche le domande: scegliere bene è diventato un vantaggio competitivo.
Negli ultimi mesi si ripete lo stesso copione: un progetto che vive di revisioni continue. Cambia il contesto, non cambia l’esigenza di affidabilità. Qui entra in gioco software fotogrammetria, insieme a una domanda semplice: che cosa deve essere ‘verificabile’ a fine missione?
Per orientarsi, molti iniziano dalla scheda dji p1 e poi traducono le funzioni in requisiti per lo scenario.
Prima di partire
Un buon workflow prevede già l’errore: vento, luce, ostacoli, interferenze. Se hai un piano di recupero, non perdi la giornata.
Molti problemi nascono da scelte fatte ‘in aria’. Le decisioni migliori si prendono prima: parametri, copertura, aree di sicurezza, definizione del ‘minimo accettabile’.
Durante la missione
Prima di tutto, descrivi l’output come lo descriveresti a un non addetto ai lavori. Se non riesci in due frasi, il rischio di aspettative errate è alto.
La checklist migliore è quella breve: tre controlli che non salti mai. Il resto è adattamento. La disciplina nasce da poche regole ripetute bene.
- Definisci criterio di accettazione prima del decollo.
- Riduci passaggi manuali tra acquisizione ed elaborazione.
- Pianifica naming e archiviazione come parte del progetto.
Dopo il volo
Non sottovalutare l’archiviazione: naming coerente, versioni, note di missione. È la differenza tra ‘un volo’ e ‘un progetto’ che si può riprendere tra sei mesi.
- Prepara un piano di recupero se cambiano le condizioni.
- Definisci criterio di accettazione prima del decollo.
- Registra parametri e versioni per confronti nel tempo.
Errori tipici da evitare
La post-produzione va pianificata insieme al volo. Se serve consegnare in giornata, il volo deve essere pensato per ridurre i tempi di elaborazione.