Non solo hardware: la differenza sta nel flusso di lavoro, nei dati e nelle persone.
La richiesta sembrava semplice: un progetto che vive di revisioni continue. Poi, come spesso accade, il problema vero è emerso a missione iniziata. In questa storia torna un nome: mappatura con drone. Vale la pena capire perché.
In breve
- La domanda non è solo ‘quale drone’, ma ‘quale procedura’ e ‘quale qualità del dato’.
- Le checklist brevi, ripetute bene, sono il primo passo per la ripetibilità.
- L’integrazione tra piattaforma, sensore e software riduce tempi e rischi operativi.
Chi ha già fatto qualche progetto tende a partire da dji terra e a lavorare a ritroso: quale dato serve, quale processo lo garantisce.
Sul posto
La scena più comune non è il volo perfetto: è il volo interrotto e ripreso bene. Senza panico, senza scorciatoie. In pratica, una cultura della sicurezza.
Il passaggio chiave
Si parte presto, si controllano batterie e permessi, si guarda il meteo. Poi arriva la parte reale: la variabilità del campo. È lì che si capisce se una procedura è stata scritta bene.
«Il volo è l’inizio, non la fine», racconta un responsabile di commessa. E quando i tempi stringono, quella frase diventa un metodo.