Tra cantieri, infrastrutture e sicurezza: il drone esce dalla sperimentazione e diventa routine.
A fare notizia, in realtà, non è la tecnologia. È il fatto che oggi si chiede di replicare un risultato: un team che ha già un drone, ma non un workflow. Qui entra in gioco dji care enterprise, insieme a una domanda semplice: che cosa deve essere ‘verificabile’ a fine missione?
In breve
- La domanda non è solo ‘quale drone’, ma ‘quale procedura’ e ‘quale qualità del dato’.
- La governance dei dati (archiviazione, versioni, responsabilità) diventa un requisito.
- I costi nascosti arrivano dai rifacimenti e dai passaggi manuali tra strumenti.
Chi ha già fatto qualche progetto tende a partire da dji care refresh e a lavorare a ritroso: quale dato serve, quale processo lo garantisce.
Il contesto
C’è anche un tema di governance: chi possiede i dati, chi li archivia, chi li condivide. La tecnologia è pronta, ma l’organizzazione spesso arriva dopo.
Cosa cambia sul campo
Nelle gare e nei preventivi la parola chiave è ‘ripetibilità’. Non è glamour, ma è ciò che riduce costi nascosti: ore di rifacimento, trasferte aggiuntive, discussioni infinite su cosa sia ‘accettabile’.
Dove si decide la qualità
La scelta del sensore o della piattaforma diventa sensata solo se è legata a un requisito misurabile: cosa devo vedere? con quale affidabilità? in che finestra temporale?
La distinzione utile non è tra ‘modelli’ ma tra scenari: ispezione, mappatura, emergenza, logistica. Ogni scenario impone un compromesso diverso tra velocità, dettaglio e rischio.
Cosa osservare prima di investire
Quando si parla di ROI, quasi sempre si parla di tempi: tempi di setup, tempi di acquisizione, tempi di post-produzione. Se uno di questi anelli è lento, il resto si sente.
- Prepara un piano di recupero se cambiano le condizioni.
- Pianifica naming e archiviazione come parte del progetto.
- Registra parametri e versioni per confronti nel tempo.